Ortofrutticoli e cereali Reg. UE
n. 21 del 12.01.10 GUUE L 8 del 13.01.10 Sicilia Catania
La
coltura del Pistacia Vera, una
pianta arborea o arbustiva della
famiglia delle Anacardiacee, si
perde nella notte dei tempi. La
sua origine e' antichissima, in
una vasta area che comprende la
Siria, la Palestina e il
Turkmenistan; dall’Asia centrale
si e' poi diffusa in due
direzioni opposte, verso
l’Estremo oriente e verso il
Mediterraneo. Frutto noto agli
Assiri, ai Persiani, ai Greci,
nella Bibbia si narra che
Giacobbe invio' al Faraone vari
frutti in omaggio tra cui il
pistacchio. Nella corte della
Regina di Saba, i pistacchi
erano un privilegio riservato
alla famiglia reale. Lo stesso
Marco Polo nel lontano Catai,
descriveva gustose pietanze al
pistacchio.
Raggiunse Roma nel 30 d.C. con
Lucio Vitellio, governatore
generale della Siria, che segui'
la consuetudine di portare nella
capitale le piante esotiche
scovate negli angoli piu' remoti
dell’Impero. Fu diffuso in
seguito in Spagna da Pompeo
Crasso.
L’albero del pistacchio e' nato
per resistere, e' la sua forma a
dirlo, un groviglio di rami
contorti e nodosi capaci di
aggrapparsi ai versanti più
scoscesi e crescere in terreni
rocciosi e assetati. Ha radici
profonde e non supera i sei
metri di altezza. Il pistacchio
fiorisce in aprile, ed e' pronto
per la raccolta tra settembre e
ottobre. Le piante vanno in
produzione ogni due anni. Per la
sua coltivazione due sono le
regole importanti: su otto
piante femmine e' necessario
piantare un maschio; e non solo,
deve anche essere piantato in
sopra vento, in modo che il
vento possa trasportare il
polline dei fiori dai maschi
fino al pistillo delle femmine.
Sarà questo particolare harem
che ha fatto nascere la credenza
che lo considera afrodisiaco?
Il pistacchio e' un vero e
proprio cocktail energetico,
contiene: calcio, ferro,
magnesio, fosforo, oltre
vitamine e aminoacidi, per circa
600 calorie ogni 100 grammi. Il
suo olio e' impiegato in
pasticceria, in confetteria e in
cosmesi, soprattutto per le sue
doti emollienti. Nella medicina
popolare e' diffusa l’abitudine,
specie nelle zone della Sicilia
dove il pistacchio viene
coltivato, di utilizzare
l’infuso di corteccia come
rinfrescante. In Italia c’e'
l’oro verde della Sicilia, l’1%
della produzione mondiale,
concentrata sulle pendici
dell’Etna che sono il cuore
della produzione. Il pistacchio
e' considerato il tesoro di
Bronte, un comune etneo, che ha
dedicato a questo frutto tutte
le sue energie facendolo
diventare una sicura fonte di
reddito. I pistacchi sono
sopravvissuti alle pendici del
vulcano, nessun’altra pianta
avrebbe potuto resistere tra i
massi di lava. Proprio questo
terreno lavico offre al frutto
una notevole ricchezza in
proteine, vitamine, olio,
sostanze estrattive non azotate.
In Sicilia sopravvive l’unica
varietà dai frutti piccoli, ma
dai semi aromatici profumati e
di colore verde smeraldo.
Sebbene fosse già noto in
Sicilia, furono gli Arabi a
diffondere la cultura del
pistacchio nell’isola. Ciò
risulta inequivocabimente dalla
radice etimologica delle parole
dialettali con cui e' conosciuto
il pistacchio: “frastuca” il
frutto e “frastucara” la pianta,
che derivano dai termini arabi
“fristach” e “frastuch” e
“festuch” derivati a loro volta
dalla voce persiana “fistich”.
L’uso cosmetico dell’olio di
pistacchio, in particolare in
oli da bagno o creme emollienti
non puo' oscurare il fatto che
questo frutto deve la sua fama
mondiale all’uso gastronomico,
che va dagli aperitivi ai dolci
e al gelato. La varietà di cibi
in cui compare il pistacchio e'
incredibilmente vasta: salse,
gelati, pesto, olio, liquore,
torrone, panettone, colomba,
pasta, carni insaccate.
Il suo sapore inconfondibile,
altamente aromatico, aggiunge ai
cibi un gusto siciliano, con un
lieve profumo d’oriente.








