disciplinare di produzione
Suini italiani
I suini italiani da cui proviene il prosciutto
di San Daniele devono essere nati, allevati e
macellati esclusivamente nelle seguenti 10
regioni italiane: Friuli Venezia Giulia,Veneto,
Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana,
Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo.
Devono appartenere ai genotipi tradizionali:
razze Large White (I) e Landrace (I) cosi come
migliorate dal Libro Genealogico Italiano, e gli
incroci con La razza Duroc (I). (la desinenza
(I) sta ad indicare la genetica italiana dei
riproduttori).
Per essere compresi nel "circuito della
produzione tutelata" (Disciplinare della
Denominazione di Origine Protetta San Daniele),
gli allevatori devono essere preventivamente
riconosciuti e codificati dall' “organismo
abilitato”.
A tal fine, gli allevatori presentano all'
Istituto di Controllo apposita richiesta;
questo, effettuati gli accertamenti del caso,
assegna ad ogni singolo allevatore un codice di
identificazione su base alfanumerica, e gli
fornisce gli appositi supporti cartacei,
pre-numerati e pre-codificati, indispensabili
per il rilascio delle certificazioni.
L'allevatore riconosciuto appone sulle cosce
posteriori di ogni suino, entro il 30° giorno
dalla nascita, un timbro indelebile che
riproduce il codice di identificazione
dell'insediamento di origine e quello alfabetico
utilizzato in funzione al mese di nascita del
suino.
Le strutture e le attrezzature dell'allevamento
devono garantire agli animali condizioni di
benessere.
I suini devono essere alimentati secondo una
dieta prescritta, sia nella tipologia di
alimento che nella quantità/proporzione.
Gli allevatori devono apporre un tatuaggio su
entrambe le cosce posteriori dei suinetti, il
tatuaggio riporta il codice univoco
identificativo dell’allevamento e il mese di
nascita.
Gli allevatori devono certificare il suino
adulto prima della macellazione.
Il suino deve avere almeno almeno nove mesi di
età al momento della macellazione e mediamente
un peso di circa 160 kg.
LA MATERIA PRIMA
Le cosce
I macelli che intendono fornire cosce suine
fresche destinate alla produzione del prosciutto
di San Daniele, che si trovano nel territorio
delle 10 regioni italiane di cui sopra, devono
inoltrare all'Istituto di Controllo domanda per
ottenere un apposito riconoscimento.
La domanda è corredata dalla documentazione
attestante il possesso della autorizzazione
sanitaria, nonché dei requisiti
igienico-sanitari richiesti dalle norme vigenti.
L’Istituto di Controllo, effettuati i necessari
accertamenti, provvede alla attribuzione di un
codice di identificazione del macello e fornisce
uno o più timbri destinati alla relativa
apposizione sulle cosce suine fresche destinate
alla produzione del prosciutto di San Daniele.
Dopo la macellazione, le cosce suine non devono
subire, tranne la refrigerazione, alcun
trattamento di conservazione, ivi compresa la
congelazione. Per refrigerazione si intende che
le cosce suine devono essere conservate, nelle
fasi di deposito e trasporto, ad una temperatura
interna variabile tra -1 °C e +4 °C.
Non è ammessa la lavorazione di cosce suine che
risultino ricavate da suini macellati da meno di
24 ore o da oltre 120 ore.
Requisiti delle cosce:
- devono avere peso minimo di 12 kg (per una
giusta stagionatura è indispensabile una massa
di carne adeguata);
- devono avere una giusta quantità di grasso
inrtramuscolare e un minimo di grasso di
copertura ( non meno di 1,5 cm e il grasso deve
rispettare alcuni parametri qualitativi, quali
la percentuale di acido linoleico e il numero di
iodio); il grasso deve avere una giusta
consistenza;
- devono presentare un colore adeguato della
carne, né pallido né scuro;
- devono essere sezionate secondo la tecnica
tradizionale e munite del tradizionale “zampino”
.
Sulle cosce suine fresche munite del timbro o
dei timbri apposti dall'allevatore e
pervenutegli con copia della prescritta
certificazione il macellatore è tenuto ad
apporre un timbro indelebile impresso a fuoco.
Il timbro riproduce il codice di identificazione
del macello presso il quale è avvenuta la
macellazione ed è impresso sulla cotenna.
Il macellatore è tenuto ad accompagnare ogni
singola partita di cosce fresche sulle quali ha
apposto il proprio timbro con un esemplare o con
una copia della certificazione ottenuta
dall'allevatore di provenienza dei
corrispondenti suini.
Qualora la certificazione originariamente
rilasciata dall'allevatore si riferisca a suini
le cui cosce vengono destinate a separate
forniture, il macellatore è tenuto ad
accompagnare ogni singola consegna di cosce
fresche con copia della certificazione stessa,
allegata ad un documento riepilogativo di
sintesi od altri documenti comunque richiesti
dall'organismo abilitato ed elaborati e
veicolati secondo le sue istruzioni.
I laboratori di sezionamento eventualmente
riconosciuti soggiacciono agli stessi obblighi
del macello disposti dal Disciplinare ed
integrano la documentazione prevista con
fotocopia dei documenti che, ai sensi della
vigente normativa amministrativa e sanitaria,
hanno accompagnato il trasferimento delle
mezzene o degli altri tagli da un altro dei
macelli comunque riconosciuti.
I macellatori sono tenuti a consentire ogni
forma di controllo intesa ad accertare l'esatto
adempimento degli obblighi posti a loro carico
dal disciplinare, ivi comprese le ispezioni
necessarie a verificare l'idoneità dei locali e
degli impianti nonché l'osservanza delle
prescrizioni produttive.
I soggetti, allevatori e macellatori, nei
confronti dei quali siano accertate non
conformità gravi ed illegittimità, ivi comprese
false dichiarazioni o falsificazioni, sono
puniti ai sensi dell'ordinamento vigente e, in
particolare, a norma del decreto legislativo 19
novembre 2004, n. 297.
LE FASI DI LAVORAZIONE
Isolamento-Raffreddamento
Le cosce suine fresche vengono scaricate
dall'automezzo che ha effettuato il
trasferimento dallo stabilimento di macellazione
e subito sottoposte ai necessari controlli;
le cosce fresche ritenute idonee vengono quindi
trasferite in apposita cella, dove sostano per
uniformare le condizioni di temperatura delle
carni intorno a 0° C;
tale procedimento consente l'acquisizione di una
migliore predisposizione delle carni per le
operazioni successive.
Rifilatura
Al termine del raffreddamento si procede alla
rifilatura, mediante l'asportazione di parti di
grasso e di frazione muscolare sul lato interno
della coscia;
tale procedimento consente:
a) di correggere eventuali imperfezione del
taglio, rispetto alle modalità descritte dal
disciplinare;
b) di agevolare il verificarsi di condizioni
ottimali per la successiva azione di
penetrazione del sale;
c) di identificare eventuali condizioni tecniche
pregiudizievoli ai fini della successiva
lavorazione.
Salagione
Le cosce rifilate vengono quindi sottoposte alla
salagione, effettuata con il seguente
procedimento.
Le cosce vengono asperse con sale "ad libitum",
in modo che venga coperta la superficie esposta
del lato interno. Per questa operazione la
coscia rimane adagiata su un piano orizzontale.
Preliminarmente, le cosce sono massaggiate, con
procedimenti manuali o meccanici, onde
predisporre la carne al ricevimento del sale, e
verificarne, con opportune pressioni puntuali,
il perfetto dissanguamento.
Per la salagione viene utilizzato esclusivamente
sale marino, essendo del tutto vietato, nel
corso dell'intera preparazione, l'uso di altre
sostanze chimiche, di conservanti ed additivi.
Il processo di salatura ha una durata dosata
sulla base del peso medio della partita in
lavorazione, essendo definita in un giorno per
ogni chilogrammo di peso della relativa
pezzatura.
Mantenute sempre su un piano orizzontale, le
cosce salate vengono sistemate in apposita
cella, dove rimangono ad elevate condizioni di
umidità e ad una temperatura variabile tra 3° e
0° C per il periodo indicato sopra, interrotto
alla metà del procedimento per i fini che
seguono.
Alla metà della durata prestabilita per la
salagione, le cosce vengono estratte dalla
cella, e si esegue il c.d. “ripasso” cioè il
sale residuale viene asportato dalla superficie,
viene ripetuto il massaggio, e infine, viene
ripetuta l'aspersione con ulteriore sale,
secondo le modalità già descritte.
Riposta in celia, la coscia salata vi rimane
fino a compimento della durata del processo,
nelle medesime condizioni ambientali.
Pressatura
Estratta dalla cella, la coscia viene spazzolata
per la rimozione del sale residuale.
In questo frangente, la coscia viene sottoposta
alla pressatura, un procedimento consistente
nell'esercizio di una pressione uniforme sulla
massa muscolare che, riducendosi di spessore,
finirà per assumere, in via definitiva la forma
a chitarra e tendenzialmente schiacciata.
La spinta necessaria alla pressatura viene
impressa con supporti meccanici o pneumatici,
con azione perpendicolare rispetto alla coscia.
La durata del procedimento varia in funzione
della pressione esercitata e viene effettuato in
appositi locali mantenuti a temperatura e ad
umidità costanti.
Scopi della pressatura sono:
a) l'esercizio di un ulteriore stimolo allo
sgrondo della vena femorale e delle sue
derivazioni;
b) viene prodotto un assestamento della parte
grassa rispetto alla parte magra che, tra
l'altro, agevola la funzione di penetrazione del
sale;
c) viene in ogni caso ridotto lo spessore della
massa muscolare, soggetta ai fenomeni osmotici
che si producono nel corso delle fasi
successive.
Riposo
Dopo la pressatura, le cosce salate vengono
poste in una sala apposita, per un periodo
variabile tra i 60 ed i 90 giorni in funzione
della pezzatura e delle esigenze tecnologiche, a
condizioni di umidità variabili tra il 70 e
l'80% ed una temperatura compresa tra 4°C e 6°C.
Nel corso della fase di riposo, il sale
assorbito penetra con graduale omogeneità
all'interno della massa carnosa, distribuendosi
in modo uniforme. Vi si esercita la funzione
preposta alla prosecuzione del processo di
disidratazione, iniziata con il trattamento con
il sale e le basse temperature.
Lavaggio
Ultimato il "riposo", la coscia viene sottoposta
ad una "lavatura" definitiva, mediante
l'applicazione sulla superficie esterna di
spazzolature, o di getti d'acqua (miscelati con
aria).
Oltre ad un effetto complessivamente
rivitalizzante, il lavaggio rimuove tutte le
formazioni superficiali prodottesi durante
salatura e riposo per effetto della
disidratazione e tonifica i tessuti esterni.
Prima del lavaggio le cosce vengono "toelettate"
e, cioè, rifinite sul piano superficiale dagli
effetti del sopravvenuto calo di peso.
Asciugamento
Effettuato il lavaggio, le cosce vengono
trasferite in ambienti dove si procede ad un
ulteriore "rinvenimento" delle carni in
condizioni di umidità nuovamente elevata (circa
90°) ed a temperature variabili tra i 15° ed il
24° C, per la durata di 7-8 giorni.
La variabilità dei valori è funzionale alle
tecniche del trattamento successivo, la
stagionatura.
Questa può essere infatti preceduta da una fase
di PRESTAGIONATURA, dalla durata di 35 - 40
giorni, dove prosegue il processo di
rinvenimento-acclimatamento delle carni a
temperature variabili tra i 12° - 14° iniziali
ed il 14° - 19° finali, in condizioni di umidità
in progressiva riduzione.
Stagionatura
E così, in ogni caso, dopo l'asciugamento e
l'eventuale prestagionatura, i prosciutti - a
questo punto è più proprio chiamarli prosciutti
anziché cosce suine - vengono trasferiti in
appositi saloni di stagionatura, ambienti le cui
condizioni di umidità e temperatura sono
normalmente naturali, grazie alla esistenza ed
all'apertura frequente delle numerose finestre
delle quali sono dotati, disposte in funzione
trasversale rispetto alla disposizione dei
prosciutti che, quindi, sono continuamente tutti
sollecitati dall'aerazione naturale.
Solo quando le condizioni climatiche ed
ambientali esterne presentano irregolarità od
anomalie rispetto ai normali andamenti
stagionali, è ammesso l'uso di impianti di
climatizzazione di tipo "domestico", tali
comunque da impiegare l'aria esterna.
Nel corso della stagionatura, nelle carni si
verificano i processi biochimici ed enzimatici
che completano il processo di conservazione
indotto dalle precedenti lavorazioni,
determinando le proprietà organolettiche
caratteristiche grazie all'apporto dell'ambiente
naturale esterno (poca umidità, ventilazione
naturale che determinano l'aroma ed il gusto del
prodotto).
Durante la stagionatura non avviene quindi alcun
procedimento specifico di lavorazione,
eccettuata la cosiddetta "sugnatura" (o
"stuccatura"), operata una o due volte mediante
rivestimento in superficie della porzione
scoperta del prosciutto, con un impasto composto
di sugna o strutto, sale, pepe e derivati di
cereali, applicato finemente ed uniformemente
mediante massaggio manuale.
Tale preparato e la relativa applicazione hanno
esclusivamente funzioni tecniche di
ammorbidimento della superficie esterna non
coperta dalla cotenna e di contemporanea
protezione della stessa dagli agenti esterni,
senza compromettere la prosecuzione dell'azione
osmotica. Per tale ragione, la legislazione
italiana non considera la sugna un ingrediente
(articolo 18, comma 3, del decreto 16 febbraio
1993, n. 298).
Durante la stagionatura e dopo la sua
ultimazione, eccettuata la sugnatura ed un
eventuale lavaggio finale, è vietata l'aggiunta
di qualsiasi sostanza e non è inoltre consentita
la ripetizione di un qualsiasi precedente
trattamento. L'affumicatura del prodotto non è
consentita ed è comunque, vietato qualsiasi
procedimento di stagionatura forzata.
Il periodo minimo che comprende la durata del
processo complessivo di lavorazione, dalla
salagione alla ultimazione della stagionatura,
si definisce come di seguito.
Essendo la durata del processo tradizionalmente
commisurata al peso medio unitario espresso
dalla partita, ai fini del disciplinare il
periodo minimo di lavorazione scade nel corso
del tredicesimo mese dalla salagione.
IL PROSCIUTTO
Il Prosciutto di San Daniele, a stagionatura
ultimata, presenta le caratteristiche che
seguono:
a) la forma esteriore a chitarra, compresa la
parte distale (piedino), in dipendenza dalle
prescritte metodiche di preparazione della
coscia suina fresca.
b) le carni presentano il giusto grado di
tenerezza, verificabile al sondaggio ed al
taglio.
c) la parte grassa è perfettamente bianca e si
presenta in giusta proporzione con la parte
magra.
d) la porzione magra si presenta di colore
rosato e rosso, con qualche nervatura.
e) il gusto è delicatamente dolce, con un
retrogusto più marcato.
f) l'aroma è fragrante e caratteristico, in
dipendenza del prescritto periodo di
stagionatura.
Il prosciutto di San Daniele è altresì
caratterizzato dalla osservanza dei seguenti
parametri, verificati mediante analisi chimica e
riferiti ai requisiti della composizione
centesimale di una frazione del muscolo bicipite
femorale, rilevati prima della apposizione del
contrassegno.
g) l'umidità percentuale, non deve essere
inferiore al 57%, né superiore al 63%.
h) il quoziente del rapporto tra la composizione
percentuale di cloruro di sodio e l'umidità
percentuale (espresso in valori numerici
moltiplicati per 100), non deve essere inferiore
a 7,8 né superiore a 11,2.
i) il quoziente del rapporto tra l'umidità
percentuale e la composizione percentuale in
proteine totali non deve essere inferiore a 1,9
né superiore a 2,5.
l) l'indice di proteolisi (composizione
percentuale delle frazioni azotate solubili in
acido tricoloroacetato - TCA - riferite al
contenuto di azoto totale) non deve essere
superiore a 31.
I CONTROLLI
Struttura di controllo prevista dall'articolo 10
del Regolamento CE n. 510/2006
Ogni fase del processo produttivo viene
monitorata documentando per ognuna gli input e
gli output. In questo modo, e attraverso
l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla
struttura di controllo, degli allevatori,
macellatori, sezionatori, dei produttori, degli
stagionatori, dei porzionatori/affettatori,
nonché attraverso la dichiarazione tempestiva
alla struttura di controllo delle quantità
prodotte e nel rispetto degli adempimenti
previsti nelle precedenti schede e nel piano dei
controlli, è garantita la tracciabilità del
prodotto. Tutte le persone, fisiche o
giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono
assoggettate al controllo da parte della
struttura di controllo, secondo quanto disposto
dal disciplinare di produzione, dal relativo
piano di controllo approvato e dalle relative
misure di applicazione.